XXIX — Chi entra, chi resta, chi vota
Chapitre XXIX
CHI ENTRA, CHI RESTA, CHI VOTA
Chi può entrare? Chi può restare? Chi può votare? Queste domande sono fondamentali, soprattutto in un sistema dove il voto è legato al contributo.
29.1 — L’immigrazione contingentata dipende dal Parlamento (censitario)
Le quote di immigrazione: quante persone possono entrare ogni anno. È una questione di impatto economico e di bilancio – infrastrutture, servizi, mercato del lavoro.
I criteri economici di ingresso: immigrazione lavorativa, investitori, ricongiungimento familiare con condizioni di risorse. Chi paga decide chi può venire a contribuire.
Il veto del Senato. Tuttavia, il Senato conserva un diritto di veto sulle politiche di immigrazione, per salvaguardare l’identità nazionale o imporre condizioni societali (padronanza della lingua, rispetto dei valori fondamentali, ecc.).
L’immigrato contingentato entra direttamente sul mercato del lavoro o in una collettività autonoma (strutture di reinserimento autofinanziate). Nessun aiuto specifico, nessun vantaggio particolare. È trattato esattamente come un cittadino nella stessa situazione.
29.2 — Il diritto d’asilo dipende dal Senato (egualitario)
Il diritto d’asilo è costituzionalizzato (modifica ai 4/5 di ciascuna camera). È una questione di dignità umana – proteggere qualcuno la cui vita è minacciata è un diritto fondamentale.
Le procedure sono rigorose e blindate: criteri precisi, termini inquadrati, nessuna estensione all’infinito. Il diritto d’asilo non è un’immigrazione mascherata.
Il richiedente asilo entra o sul mercato del lavoro, o in una collettività autonoma (strutture di reinserimento autofinanziate). Se rifiuta l’uno e l’altro, è decaduto dal diritto d’asilo. Nessuna eccezione.
Nessun aiuto specifico, nessun vantaggio particolare. Il richiedente asilo è trattato esattamente come un cittadino nella stessa situazione. Il sistema è quindi neutrale dal punto di vista del bilancio – ecco perché il Senato è competente da solo, senza possibile veto del Parlamento.
29.3 — La naturalizzazione e la decadenza dipendono dal Senato
La naturalizzazione: diventare cittadino significa acquisire diritti civici. Il Senato definisce le condizioni – durata di residenza, contributo fiscale, assenza di casellario giudiziario, padronanza della lingua.
La decadenza della nazionalità: ritirare la cittadinanza è un grave attacco a un diritto fondamentale. Solo il Senato può farlo, in casi eccezionali (terrorismo, tradimento), con rigorose garanzie procedurali.
29.4 — La coerenza con il voto censitario
Il voto è riservato ai cittadini. Un residente, anche se contribuisce fiscalmente, non vota prima della naturalizzazione. Il diritto di voto non è un supermercato in cui si entra pagando. La naturalizzazione è la soglia di ingresso nella comunità politica – dà accesso al voto censitario (al Parlamento), al voto egualitario (al Senato), e alle funzioni elettive.
29.5 — Studio di caso (esempio empirico): Il sistema Express Entry canadese (1967/2015-presente)
Il Canada è stato il pioniere mondiale dell’immigrazione a punti, con un sistema introdotto nel 1967 e modernizzato nel 2015 con il nome di Express Entry [153][154]. Questo sistema seleziona gli immigrati economici secondo criteri oggettivi e misurabili, senza quote per nazionalità.
Ciò che ha funzionato
Selezione oggettiva. Il Comprehensive Ranking System (CRS) attribuisce punti secondo età, istruzione, esperienza professionale, competenze linguistiche (inglese/francese), e offerte di lavoro in Canada [153]. Massimo 1200 punti. Nessun giudizio soggettivo, nessuna discriminazione per origine.
Flessibilità delle quote. Il governo aggiusta il punteggio di taglio secondo i bisogni economici. In periodo di carenza di manodopera, la soglia scende. In periodo di eccedenza, sale. Adattamento rapido alla congiuntura [154].
Rapidità di trattamento. Express Entry tratta l'80% delle domande in meno di 6 mesi, contro anni in altri paesi. L’efficienza amministrativa attrae i talenti che hanno altre opzioni.
Integrazione economica riuscita. Gli immigrati selezionati a punti hanno tassi di occupazione e redditi superiori alle altre categorie di immigrazione [153]. Il sistema seleziona chi contribuirà.
Attrattività internazionale. Il Canada è regolarmente classificato tra le destinazioni preferite dei migranti qualificati. Il sistema a punti vi contribuisce: è percepito come giusto e trasparente.
Ciò che pone problemi
Concentrazione settoriale. Il sistema favorisce certi profili (IT, sanità, ingegneria) a scapito di altri settori in carenza (artigianato, agricoltura). I punti non catturano tutti i bisogni economici [154].
Dequalificazione. Nonostante diplomi elevati, certi immigrati non esercitano nel loro campo (medici diventati autisti). Gli ordini professionali canadesi non riconoscono sempre le qualifiche straniere.
Dipendenza dal mercato del lavoro. I punti di offerta di lavoro favoriscono le grandi imprese capaci di navigare il sistema LMIA. Le PMI faticano a reclutare all’estero.
Nessun filtro culturale. Il sistema è puramente economico. Non misura l’adesione ai valori, la volontà di integrazione, o la padronanza dei codici sociali.
Coda invisibile. Candidati con eccellenti punteggi possono attendere anni se il loro profilo è comune. Il sistema è competitivo, non primo arrivato primo servito.
Ciò che si conserva del modello canadese
- Il principio di selezione a punti: criteri oggettivi e misurabili
- La flessibilità delle quote: adattamento alla congiuntura economica
- L’efficienza amministrativa: trattamento rapido delle domande
- La trasparenza: ogni candidato conosce il suo punteggio e le sue possibilità
Ciò che si migliora
- Veto del Senato sui criteri culturali: il nostro sistema permette al Senato di imporre condizioni societali (lingua, valori) che il sistema canadese non integra
- Integrazione tramite le Collettività Autonome: l’immigrato che non ha impiego immediato entra in CA, non nell’assistenza pubblica
- Nessuna dequalificazione da parte del sistema: l’immigrato entra sul mercato del lavoro reale, non in un purgatorio amministrativo di riconoscimento dei diplomi
Ciò che non si riprende
- L’assenza di filtro culturale: il nostro Senato può imporre criteri di integrazione
- La centralizzazione federale: il nostro sistema può declinare le quote per regione secondo i bisogni locali
- La complessità del LMIA: il nostro sistema semplifica il reclutamento estero per le imprese