XXVIII — IL Capo DI Stato

Chapitre XXVIII

IL CAPO DI STATO: SIMBOLO E CONCILIATORE

Ogni sistema politico ha bisogno di una figura di unità. Qualcuno che incarni il paese al di là delle divisioni partitiche. Qualcuno che possa lubrificare gli ingranaggi quando le istituzioni scricchiolano. Ma questa figura non deve avere potere reale – altrimenti diventa un attore politico come gli altri, con i suoi interessi, i suoi alleati, i suoi nemici.

28.1 — Il ruolo: conciliatore e custode

Il capo di Stato – presidente o monarca – non ha alcun potere esecutivo. Non governa. Le sue funzioni:

Rappresentanza. Incarna il paese all’estero, riceve gli ambasciatori, rappresenta l’unità nazionale durante le cerimonie.

Facilitazione della formazione del governo. Alla belga, consulta i partiti dopo le elezioni, nomina un informatore (per sondare le possibilità di coalizione), poi un formatore (per negoziare). Lubrifica gli ingranaggi, senza decidere. Il Primo ministro è designato dal Parlamento – il Capo di Stato constata questa scelta e facilita il processo.

Conciliazione. In caso di crisi istituzionale, può consigliare, facilitare le negoziazioni tra poteri. La sua esperienza e la sua neutralità ne fanno un mediatore naturale. Lubrifica gli ingranaggi senza tenere il volante.

Indizione di referendum. È il suo unico potere reale. Se ritiene che una legge ponga un problema grave – anche dopo la convalida da parte del Consiglio costituzionale – può indire un referendum affinché il popolo decida. Questo potere gli dà peso morale: quando parla, ha un’arma. Ma è un potere limitato: non decide, chiede al popolo di decidere. E se ne abusa, rischia il suo posto (revoca o abdicazione forzata).

Nuovo rinvio al Consiglio costituzionale. Dopo la convalida di una legge da parte del CC, il Capo di Stato può chiedere un riesame se ritiene che un punto sia stato insufficientemente esaminato. La sua longevità gli dà una preziosa memoria istituzionale. Il CC riesamina e decide definitivamente.

Proposta di grazia. Il Capo di Stato può proporre la grazia di una persona condannata. È una valvola di sicurezza quando la giustizia è troppo lenta a correggersi. Ma non decide da solo.

La giuria di grazia. Una giuria esamina il fascicolo e decide. È composta principalmente da cittadini e giuristi sorteggiati, con partecipazione dei giudici del processo originale e del Capo di Stato. Le deliberazioni sono private, i giurati anonimi, il voto segreto. Questa composizione garantisce che il popolo domini la decisione responsabilizzando gli intervenuti. Il dettaglio della composizione e delle ponderazioni è presentato nell’Appendice I.

Se la giuria concede la grazia, la persona viene liberata o la sua pena annullata. Ma la grazia non cancella il giudizio – sospende la pena. La riabilitazione completa (cancellazione del casellario, riconoscimento dell’innocenza) passa attraverso la revisione del processo, che resta possibile e anzi incoraggiata.

Procedura d’urgenza. Se la giustizia riconosce elementi nuovi evidenti (DNA, testimone chiave, confessione del vero colpevole), può sospendere immediatamente la pena in attesa della revisione, senza attendere la giuria di grazia. La via giudiziaria e la via della grazia coesistono – la più rapida si applica.

Ciò che non fa. Non firma le leggi (è il CC che attesta la loro conformità). Non nomina il Primo ministro (è il Parlamento che lo designa). Non ha veto. Non governa.

Poteri del Capo di Stato Poteri del Capo di Stato Figure 28.3 — Poteri del Capo di Stato

28.2 — Versione presidenziale

Mandato lungo: 10 anni. La lunghezza del mandato permette di accumulare esperienza, di vedere passare diversi governi, di diventare una memoria istituzionale.

Suffragio diretto egualitario. Una persona, un voto. Il presidente è il simbolo dell’unità nazionale – tutti i cittadini pesano ugualmente per sceglierlo. Non è una questione di bilancio, è una questione di identità collettiva.

Rieleggibile senza limite. Se il popolo vuole riconfermare un buon presidente per 30 anni, è suo diritto. La longevità è meritata, non garantita.

Revocabile. Si applica il meccanismo standard: cabina di revoca, soglia (ad esempio 55%), termine proporzionale alla gravità. Un presidente che fallisce gravemente può essere destituito dal popolo, senza attendere 10 anni.

28.3 — Versione monarchica

Ereditaria. Secondo le regole dinastiche del paese. La continuità è garantita dalla linea.

Abdicazione forzata possibile. Il monarca può essere costretto all’abdicazione tramite:

  • Un referendum ai 2/3, O
  • Un doppio voto ai 4/5 in ciascuna camera (Parlamento E Senato separatamente)

L’abdicazione beneficia il successore nella linea di successione. Non è un’abolizione della monarchia – è un cambio di titolare.

Abolizione della monarchia. Per sopprimere l’istituzione monarchica stessa, occorre:

  • Una modifica costituzionale ai 4/5 di ciascuna camera, E
  • Un referendum ai 3/5

È un doppio blocco. La monarchia può essere abolita solo da un consenso massiccio e duraturo.

28.4 — Il bilancio del capo di Stato

Che sia presidente o monarca, il suo bilancio è determinato dal Parlamento (censitario). È una questione di bilancio come un’altra.

Questo bilancio include:

  • La dotazione personale del capo di Stato
  • Gli eredi diretti (in caso di monarchia)
  • Il gabinetto protocollare (consiglieri, segretariato)
  • Le residenze ufficiali e la loro manutenzione

Il capo di Stato non fissa la propria dotazione. Nemmeno gli eletti – qualsiasi modifica passa attraverso le regole abituali (referendum per gli aumenti).

28.5 — L’adattabilità come forza

Il Libertarianismo Libertario non chiede la tabula rasa. Si adatta alla storia di ogni paese.

Un paese ha una monarchia? Può essere conservata, in versione protocollare. Un paese ha una tradizione presidenziale? Può essere mantenuta, con le appropriate tutele.

Ciò che conta, è l’architettura dei poteri reali: il Parlamento censitario, il Senato egualitario, i meccanismi di blocco, la revoca permanente. Il capo di Stato protocollare si innesta su questa architettura senza modificarla.

Alcuni parametri non sono fissati qui. Dipendono da scelte culturali, storiche, locali:

  • L’elenco dei diritti fondamentali (competenza del Senato): definito dalla costituente di ogni paese, secondo i suoi valori
  • La base della tassa sugli alloggi vacanti: valore catastale, affitto fittizio di mercato, o altro – da definire localmente
  • Il regime del capo di Stato: presidenziale o monarchico, secondo la storia del paese
  • Le soglie e le percentuali: tutte le cifre di questo documento sono illustrative, i cursori esatti dipendono dalla calibrazione locale

È un punto di forza, non una debolezza. Il sistema non è dogmatico. Propone un’architettura, non una risposta unica. I popoli mantengono la loro libertà di calibrazione. Rispetta le tradizioni, le culture, le identità. Non chiede ai popoli di rinnegare la loro storia per abbracciare la libertà. Dice loro: “Mantenete ciò che vi unisce. Cambiate ciò che vi asservisce.”


28.6 — Studio di caso (esempio empirico): Il sistema belga di formazione dei governi (1831-presente)

Il Belgio offre il modello più sofisticato di capo di Stato facilitatore [119][120]. Il re non governa ma gioca un ruolo cruciale nella formazione delle coalizioni, attraverso le figure dell’informatore e del formatore. Questo sistema ha permesso di gestire una delle democrazie più frammentate d’Europa.

Ciò che ha funzionato

Mediazione neutrale. Il re consulta tutti i partiti dopo le elezioni, ascolta, sintetizza. La sua neutralità permette a ciascuno di esprimersi senza perdere la faccia. Nomina successivamente un informatore (che sonda le possibilità) poi un formatore (che negozia la coalizione) [119].

Flessibilità procedurale. Il re può nominare diversi informatori successivi, cambiare pista, combinare approcci. Nessuna procedura rigida — adattamento caso per caso.

Memoria istituzionale. I re belgi (Baldovino, Alberto II, Filippo) hanno accumulato decenni di esperienza. Conoscono gli attori, le linee rosse, i compromessi possibili. Questa memoria è insostituibile.

Legittimità non partitica. Il re non essendo stato eletto, non ha agenda elettorale. La sua neutralità è credibile. I partiti gli fanno fiducia come mediatore.

Gestione delle crisi estreme. Il Belgio ha conosciuto formazioni di governo di 541 giorni (2010-2011) senza crollo istituzionale [120]. Il re ha mantenuto il dialogo durante tutta la crisi.

Ciò che pone problemi

Lentezza estrema. Le formazioni di governo belghe sono tra le più lunghe al mondo. 541 giorni nel 2010-2011, 652 giorni nel 2019-2020 [120]. Il paese può restare mesi senza governo in pieno esercizio.

Opacità delle negoziazioni. Le consultazioni reali sono segrete. Il cittadino non sa cosa si negozia. La trasparenza non c’è.

Dipendenza dalla qualità del re. Un re competente lubrifica gli ingranaggi. Un re mediocre può aggravare i blocchi. Il sistema si basa sulla persona, non sul meccanismo.

Nessun potere di sanzione. Il re può facilitare, non decidere. Se i partiti rifiutano di accordarsi, non può forzare un accordo. Non ha un’arma ultima.

Fragilità del consenso monarchico. La monarchia belga è contestata da una parte delle Fiandre. La sua legittimità non è universale.

Ciò che si conserva del modello belga

  • Il ruolo di facilitatore: il capo di Stato consulta, nomina informatore e formatore, lubrifica gli ingranaggi
  • La neutralità: nessuna agenda partitica, nessun coinvolgimento nelle negoziazioni di fondo
  • La flessibilità: adattamento della procedura caso per caso
  • La memoria istituzionale: longevità del capo di Stato come vantaggio

Ciò che si migliora

  • Potere di referendum: il nostro capo di Stato ha un’arma — può sottoporre una questione al popolo. Il re belga non ha questo potere
  • Revocabilità: il nostro presidente è revocabile, il nostro monarca può essere costretto all’abdicazione. Il re belga non ha meccanismo di sanzione popolare
  • Trasparenza: le consultazioni possono essere pubbliche o almeno le loro conclusioni rese pubbliche
  • Termine limite: il nostro sistema prevede meccanismi di sblocco (bilancio riconfermato, elezioni automatiche) che il Belgio non ha

Ciò che non si riprende

  • L’opacità totale delle consultazioni reali
  • L’assenza di potere di referendum: il nostro capo di Stato può appellarsi al popolo
  • L’assenza di meccanismo di sblocco: il nostro sistema non tollera 541 giorni senza governo

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Le libertarianisme libertaire
Les trois principes
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